Sportello sostenibilità, notizie del 14/02/2021

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  • Riciclo delle mascherine, in Australia diventano strade - Riciclo delle mascherine monouso in una nuova tipologia di asfalto, più elastico, resistente e stabile: la sperimentazione australiana.

Una nuova idea per il riciclo delle mascherine usa e getta che da più di un anno sono entrare a far parte del quotidiano, protagoniste della protezione della salute contro l’azione del Covid19. L’incredibile produzione imposta dagli eventi e il relativo utilizzo di massa hanno favorito una presenza spropositata di articoli monouso, spesso abbandonati per strada e non adeguatamente gettati. Un team di esperti della Royal Melbourne Institute of Technology ha deciso di riutilizzarle mescolandole a un altro elemento di scarto, ovvero l’aggregato di calcestruzzo riciclato. Un’idea davvero singolare nata da una continua sperimentazione e che presto potrebbe trasformarsi in una nuova forma di asfalto stradale. Una soluzione che potrebbe contenere e prevenire tonnellate di rifiuti, al contempo favorire la realizzazione di una tipologia di manto stradale più forte, flessibile e conforme agli standard di sicurezza. La diffusione del Covid-19 ha prodotto una problematica collaterale non di poco conto, ovvero la presenza delle mascherine monouso difficilmente riciclabili. Se abbandonate nell’ambiente possono impiegare anche 450 anni a decomporsi, un’enormità preoccupate. Intaccando gli ecosistemi con la loro presenza, in particolare se non adeguatamente stoccate o gettate nell’immondizia. Tanto da trasformarsi in parte attiva dei rifiuti che drammaticamente ogni anno finiscono in mare, interferendo con l’esistenza degli abitanti marini. Molti rimangono imprigionati all’interno delle stesse mascherine altri li scambiano per meduse finendo per inghiottirle, aumentando così la quantità di microplastiche nei nostri piatti. L’idea vincente di riciclo della RMIT University potrebbe cambiare le sorti del Pianeta grazie a questa nuova tipologia di asfalto, composto da mascherine triturate e macerie di calcestruzzo demolito. La sperimentazione è ancora in corso ed è portata avanti dal miglior polo universitario australiano di arte e design, che ha così verificato l’efficacia del singolare mix in grado di rendere il manto stradale più elastico e resistente agli agenti esterni quali acqua e acidi. Lo studio verrà pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment. Queste le parole di Mohammad Saberian, autore della sperimentazione: questo studio iniziale ha esaminato la fattibilità del riciclaggio di maschere facciali monouso nelle strade e siamo stati entusiasti di scoprire che non solo funziona, ma offre anche vantaggi ingegneristici reali. Ci auguriamo che questo apra la porta per ulteriori ricerche, per elaborare modi di gestire i rischi per la salute e la sicurezza su larga scala e indagare se altri tipi di DPI [dispositivi di protezione individuale] siano adatti al riciclaggio.

  • In bici o a piedi, arma efficace contro i cambiamenti climatici - Mobilità sostenibile, arma contro i cambiamenti climatici: possibile privilegiando la bici o il camminare come mezzi alternativi all'auto. 

Tutti in sella alla bici per arginare la problematica dei cambiamenti climatici, secondo uno studio recente potrebbe bastare utilizzarla anche una volta alla settimana. Un giorno solo di trasporto alternativo all’automobile può diminuire le emissioni di gas che stanno impattando sul benessere dell’ambiente. Senza una netta presa di posizione in favore di una metodologia di trasporto differente è impensabile si possano raggiungere obiettivi importanti. Questo è ciò che è emerso da una ricerca condotta dalla University of Oxford’s Transport Studies Unit e pubblicato sulla rivista Global Environmental Change, sulla necessità di cambiare abitudini personali per il bene della propria salute e dello stesso pianeta. Una modifica dello stile urbano in favore dell’utilizzo di biciclette, e-bike e camminate può ridurre sostanzialmente il quantitativo di CO2, anche in realtà urbane molto importanti. Un solo giorno alla settimana di mobilità alternativa intrapresa da una buona percentuale di abitanti riesce a ridurre l’inquinamento cittadino, anche in città con un’alta percentuale di popolazione. Gli esperti hanno seguito il percorso esistenziale di circa 2000 persone monitorandone gli spostamenti, un solo giorno a settimana senza macchina riduce la propria singolare emissione di CO2 di 0,5 tonnellate all’anno. Come sostiene il dottor Christian Brand se solo il 10% della popolazione modificasse il proprio modo di muoversi la riduzione delle emissioni passerebbe al 4%. Gli esperti spingono verso scelte rapide e immediate per quello che dovrebbe trasformarsi nel decennio decisivo contro l’aumento delle temperature globali, in favore di una mobilità sostenibile. Un obiettivo da portare avanti anche in previsione del prossimo COP26 UN climate summit che si terrà a novembre a Glasgow. Passare dalla mobilità classica a quella attiva è un impegno importante da attuare rapidamente, non solo per il bene del clima, ma anche della società perché riduce le disuguaglianze sociali e migliora la salute pubblica. Le realtà urbane stanno già investendo e creando nuove infrastrutture per pedoni e ciclisti, così da ridisegnare la fisionomia degli spazi del futuro e favorendo al contempo un equilibrio di tipo sociale.

  • Morti per inquinamento, il doppio di quanto previsto - Morti di inquinamento, le cifre sono doppie rispetto alle più nefaste stime degli analisti: lo rivela un nuovo studio.

Il tasso di morti per inquinamento ha raggiunto cifre doppie rispetto alle più nefaste previsioni degli analisti, raggiungendo quota 8 milioni di persone nel 2018. È quanto rivela un nuovo studio condotto dall’Università di Harvard, l’Università di Birmingham, l’Università di Leicester e l’University College di Londra. A essere maggiormente colpiti sono il Sudest Asiatico, l’America del Nord e parte dell’Europa. In particolare, l’aumento di inquinanti in atmosfera - come i pericolosi PM 2.5 - hanno aumentato patologie respiratorie in tutto il mondo, soprattutto forme estremamente gravi di asma. I maggiori responsabili della diffusione di questi contaminanti sono i combustibili fossili, impiegati sia per il trasporto che per il riscaldamento delle abitazioni o la produzione di energia. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research, ha rilevato come l’esposizione a particolato sottile sia responsabile del 18% di tutti i decessi a livello mondiale, pari a 8.7 milioni di persone nel 2018. Una cifra addirittura doppia rispetto alle stime elaborate da precedenti studi: nel 2019, infatti, i modelli matematici avevano previsto “solo” 4.2 milioni di decessi. I ricercatori hanno elaborato un sistema integrato per confrontare il numero di decessi con i livelli di inquinamento delle diverse zone del mondo. In particolare, hanno elaborato un modello 3D globale che, avvalendosi delle mappe satellitari e dei dati raccolti a terra sui livelli di PM 2.5, ha evidenziato le zone più colpite del Pianeta. Dopodiché, il globo è stato suddiviso in una griglia con celle da 50×60 chilometri, per rendere le rilevazioni ancora più mirate. Infine, i dati sull’inquinamento sono stati raffrontati al numero di morti per problematiche respiratorie registrate in ogni singola cella. Lo studio ha evidenziato come Cina, India, Stati Uniti, parte dell’Europa e tutto il Sudest Asiatico siano le aree più colpite del mondo. L’Asia Centrale e Meridionale raggiunge globalmente livelli del 30.7% di morti per inquinamento, l’Asia orientale il 16.8% e l’Europa il 13.1%. Il dato è così elevato per molte nazioni asiatiche poiché, oltre all’impiego di combustibili fossili per trasporti e riscaldamento, vengono spesso accesi roghi per lo smaltimento dei rifiuti o l’eliminazione della plastica. I ricercatori evidenziano come, se si rispettassero gli obiettivi degli Accordi di Parigi, si potrebbero salvare 6.4 milioni di vite ogni anno migliorando l’alimentazione, 1.6 milioni riducendo gli inquinanti ambientali e 2.1 milioni stimolando stili di vita più sani. Serve però una rinuncia ai combustibili fossili il prima possibile: in buona coscienza non possiamo più fare affidamento sui combustibili fossili, ormai ben conosciamo i gravi effetti che hanno sulla salute e già oggi abbiamo delle alternative più sicure, pulite e percorribili.