Sportello sostenibilità, notizie del 12/04/2021

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  • Più stelle nel cielo, cala l'inquinamento luminoso con il lockdown: è questo il risultato di una ricerca condotta nel Regno Unito.

Più stelle visibili in cielo anche dalle città, merito del lockdown. È questo il risultato di una ricerca condotta nel Regno Unito relativa all’inquinamento luminoso, uno dei principali ostacoli all’osservazione dei cieli notturni. E con la diminuzione dei locali aperti, così come degli inquinanti in atmosfera, l’universo è tornato a mostrare la sua incredibile bellezza. Gli effetti sono più evidenti nei Paesi più a Nord in Europa, dove già i cieli sono normalmente sgombri, ma anche in Italia qualche effetto lo si può notare. Fatta forse eccezione per la Pianura Padana, dove i livelli di smog sono tornati elevati nel corso dell’ultimo inverno. Le misurazioni sono state effettuate dal CPRE britannico che, in concomitanza con i periodi di chiusura per la gestione dei contagi da coronavirus, ha osservato i cieli sia nelle aree rurali che nelle città del Regno Unito. I ricercatori hanno richiesto a un campione di partecipanti di indicare quante stelle riuscissero a contare all’interno della costellazione di Orione. A febbraio del 2021, il 51% dei partecipanti ha individuato 10 o meno stelle, un fatto che indica un inquinamento luminoso severo. Rispetto al marzo del 2020, nel pieno primo lockdown da coronavirus, ben il 61% dei partecipanti riusciva ad ammirarne almeno 10, mentre ben il 5% ne riconosceva più di 30 stelle. “Un fatto che non accadeva dal 2013” così ha spiegato Crispin Truman, Chief Executive di CPRE: “Sono soddisfatto nel rilevare come l’inquinamento luminoso sia diminuito. È davvero una conseguenza importante del lockdown, mentre cambiano le nostre abitudini serali. Speriamo di conservare alcuni di questi miglioramenti anche quando la pandemia sarà finita.” In particolare, è l’illuminazione cittadina ad aver influito, con le insegne dei negozi spente di sera, così come anche la ristorazione. Naturalmente, nessuno nega che questo vantaggio in termini di osservazione del cielo non abbia un’altra faccia della medaglia, ovvero i problemi economici alle categorie di esercenti coinvolti.

  • Riscaldamento globale record, CO2 elevata nel 2020 nonostante la pandemia da coronavirus: è quanto sostiene la NOAA statunitense.

Il riscaldamento globale ha raggiunto livelli record, nonostante la pandemia da coronavirus. È questo il risultato preoccupante che la NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration, ha confermato pochi giorni fa: i livelli di anidride carbonica in atmosfera hanno raggiunto i livelli più alti da 3.6 milioni di anni a questa parte. I benefici sulle emissioni dovuti ai periodi di lockdown a livello mondiale sono purtroppo già stati compensati: la produzione di anidride carbonica continua a crescere senza sosta, andando così ad alimentare i cambiamenti climatici. Secondo le rilevazioni della NOAA, i livelli di CO2 e di metano liberati in atmosfera sono cresciuti sensibilmente anche nel corso del 2020, nonostante il rallentamento dell’economia mondiale dovuto alla pandemia da coronavirus. Si tratta di livelli molto simili a quelli che probabilmente hanno caratterizzato la Terra 3.6 milioni di anni fa, quando il livello degli oceani risultava di 23 metri più alto rispetto all’attuale e le temperature risultavano in alcune aree anche di 7 gradi più elevate rispetto all’attuale. Gli esperti hanno confermato come la fonte di queste emissioni sia esclusivamente umana, come ha sottolineato Colm Sweeney del Global Monitoring Laboratory di NOAA: “Le attività umane stanno spingendo il cambiamento climatico. Se vogliamo mitigare i peggiori impatti, serve focalizzarsi sulla riduzione delle emissioni da combustibili fossili, portandole vicino allo zero. E anche a quel punto dobbiamo trovare nuove strade per rimuovere ulteriormente gas serra dall’atmosfera.” Negli ultimi 20 anni le temperature mondiali medie sono cresciute costantemente, a causa del sempre più massiccio ricorso a carbone, petrolio e gas naturali inquinanti come il metano. E gli scienziati non hanno dubbi: l’inquinamento sta aumentando il riscaldamento globale, così come sottolinea Kate Marvel, esperta per la NASA: “Siamo completamente certi che l’aumento di CO2 stia riscaldando il pianeta. Il mondo è già di 2 gradi Fahrenheit più caldo rispetto al periodo precedente alla Rivoluzione Industriale.” Nel corso del 2020 si sono toccati picchi di 412.5 ppm di anidride carbonica in atmosfera, 2.6 in più rispetto al 2019: la crescita di anno in anno è la quinta più alta registrata da 63 anni a questa parte.

  • Anticipato l'appuntamento in Giappone con i fiori di ciliegio, vittime dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.

In Giappone i fiori di ciliegio hanno deciso di presentarsi con un discreto anticipo rispetto alle tempistiche consuete, raggiungendo già a fine marzo il picco della fioritura. Una vera anticipazione per quello che è considerato un appuntamento immancabile dagli estimatori di questi leggeri e delicati fiori bianchi con screziature rosa. Una meraviglia per gli occhi e per il cuore, in grado di finire immortalati in milioni di scatti fotografici realizzati quotidianamente. Noti anche come sakura, la loro fioritura riesce sempre a catalizzare l’attenzione di moltissimi fan e visitatori, pronti ad attraversare il globo pur di non perdere questo appuntamento così magnetico. Nonostante il Covid-19 e le sue varianti abbiamo riscritto le dinamiche di questa visione, i fiori di ciliegio non hanno perso tempo anticipando l’appuntamento annuale. Principalmente raggiungendo troppo velocemente il picco di fioritura, per poi avviarsi verso la fase di declino. A colpire negativamente questo processo naturale sembra siano stati i cambiamenti climatici, che hanno favorito temperature più alte del consueto anticipando la fioritura. Solitamente il picco giunge a metà aprile, ma per questo 2021 è stato anticipato a fine marzo. Secondo gli studi condotti da Yasuyuki Aono, ricercatore presso l’Università della Prefettura di Osaka, questa massima fioritura anticipata sarebbe la prima in 1200 anni. Il tutto riconducibile all’intervallo di tempo tra inverno e primavera, in particolare se avviene un rapido innalzamento delle temperature in grado di scongelare il terreno prima del tempo. Cosa che è avvenuta quest’anno anticipando l’avvento dei sakura di ben 16 giorni, una condizione riconducibile al riscaldamento globale, ai cambiamenti climatici e all’eccesiva urbanizzazione. A fronte di temperature invernali meno rigide e nevicate meno frequenti, con una maggiore esposizione del terreno all’azione del sole e alle variazioni climatiche. Una condizione che ha investito la fioritura dei ciliegi sia in Giappone che in America, dove sono molto amati e attesi. Un appuntamento davvero imperdibile, ma di breve durata che potrebbe ulteriormente subire l’impatto negativo della presenza dell’uomo sul Pianeta.