Sportello sostenibilità, notizie del 01/04/2021

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  • Anno Internazionale della Frutta e della Verdura - La FAO sottolinea l’importanza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul rapporto con frutta e verdura.

Quest’anno l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) lo dedica alla sana alimentazione e in particolare all’inclusione nella dieta di maggiori quantità di frutta e verdura. L’obiettivo principale è rendere i cittadini consapevoli dei vantaggi che un’alimentazione ricca di frutta e verdura porta alla salute. Lo stile di vita promosso dalla FAO è sano, diversificato, equilibrato e con un crescente consumo di vegetali. Obiettivo fondamentale dell’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura è ridurre gli sprechi e le perdite nella produzione agricola. Sostenibilità è la parola chiave, e si declina in ogni passaggio della catena alimentare: dalla produzione di frutta e verdura, lo stoccaggio, il trasporto, fino ad arrivare alla trasformazione. Essere sostenibili significa, inoltre, anche includere nella catena di produzione i piccoli agricoltori locali e investire nella ricerca di nuove tecnologie per diminuire gli sprechi di frutta e verdura. Qu Dongyu, direttore generale FAO, ha definito l’iniziativa “un’opportunità unica per aumentare la consapevolezza mondiale” del contributo positivo che frutta e verdura portano per la salute. L’iniziativa rientra nell’obiettivo generale della FAO, agenzia costituita nel 1945 con lo scopo di eliminare la fame nel mondo. 

  • Il “Progetto AweS0Me” crea materiali edili dai rifiuti agricoli - Finanziato dall’Unione Europea, studia come trasformare i rifiuti agricoli in materiali da costruzione ad alte prestazioni.

“AweS0Me – Agricultural Waste as Sustainable 0 km building Material” (Scarti agricoli come materiali edili sostenibili a km 0) è un progetto per la trasformazione dei rifiuti agricoli in materiali da costruzione ad alte prestazioni. Lo scopo del progetto è quello di promuovere l’utilizzo degli scarti agricoli, come potature e scarti di lavorazioni industriali agricole, per la realizzazione di materiali termoisolanti da utilizzare nel settore edile per l’efficientamento energetico degli edifici. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea e coinvolge Italia, Albania e Montenegro, rappresentati da istituzioni diverse: CONFIMI, l’Associazione imprenditori italiani in Albania, il Politecnico di Bari, il Centro per l’innovazione e l’imprenditorialità “Tehnopolis” del Montenegro. Il progetto mira ad aumentare la consapevolezza dell’esistenza di materiali edili totalmente sostenibili ottenuti da scarti, favorendo lo sviluppo di nuovi prodotti  in ottica di economia circolare, che oltre alle prestazioni termoisolanti eccellenti possano vantare un basso impatto ambientale di realizzazione. I lati positivi del progetto sono molti, la disponibilità di scarti agricoli a distanze contenute contribuisce anche a ridurre l’impatto ambientale legato al trasporto e l’abbattimento dei costi energetici di produzione, oltre che evitare gli usuali processi di smaltimento degli scarti, i quali, nella maggior parte dei casi, generano grandi emissioni di carbonio dovute alla combustione nei campi. Il progetto promuoverà dei workshop di costruzione dei componenti e dei laboratori aperti al pubblico, in cui saranno impiegate e testate soluzioni tecniche basate sull’impiego di materiali bio-compatibili, allo scopo di dimostrarne le prestazioni per il raggiungimento degli standard energetici nazionali ed internazionali. L’obiettivo finale di questo progetto è la costituzione di un network di stakeholders pubblici e privati, con particolare riferimento alle Pubbliche Amministrazioni, per la condivisione di linee guida per la promozione della sostenibilità e l’impiego dei rifiuti agricoli in ambito edilizio.

  • Una seconda vita green per le mascherine usate - Un gruppo di ricercatori testa l’uso di mascherine di protezione usa e getta per aggiungere rigidità e resistenza agli strati di strade e marciapiedi.

Alla RMIT University in Australia, un gruppo di scienziati sta testando l’utilizzo del materiale ottenuto dalle mascherine chirurgiche nella pavimentazione stradale. Dall’inizio della pandemia di Covid-19 infatti, la produzione di massa di mascherine usa e getta ha reso necessario anche lo sviluppo di piani per il loro riciclo, in modo da fronteggiare il grande quantitativo di rifiuti non differenziabili che vengono prodotti ogni giorno in ogni parte del pianeta al fine di prevenire i contagi. Il pavimento stradale è normalmente costituito da quattro strati: fondo, base, legante e asfalto. Ognuno di questi deve essere sia resistente che flessibile per sopportare le pressioni dei veicoli pesanti e non franare. In questa struttura già da tempo vengono impiegati i rifiuti edilizi, sotto forma di aggregati di calcestruzzo riciclato (ACR). Il progetto dei ricercatori australiani prevede di aggiungere le mascherine e i guanti usati all’ACR dopo averli sminuzzati adeguatamente, testando diverse percentuali. I risultati individuati evidenziano che la miscela ideale prevede l’1% di rifiuti di mascherine con il 99% di ACR. Il prodotto finale che ne consegue è perfettamente conforme agli standard di ingegneria civile richiesti per le pavimentazioni. Inoltre la loro aggiunta migliora duttilità e flessibilità della miscela. “La ricerca ha esaminato la fattibilità del riciclo di mascherine facciali monouso nelle strade. Siamo stati entusiasti di scoprire che non solo funziona, ma offre anche vantaggi ingegneristici reali”, ha spiegato il Dottor Mohammad Saberian, primo autore dello studio. “Ci auguriamo che ciò apra la porta ad ulteriori ricerche, elaborando modi per gestire i rischi sanitari […] su larga scala e indagando se altri tipi di DPI siano adatti al riciclaggio”.

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