Sportello sostenibilità FITeL, notizie del 08/02/2021

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  • Spreco alimentare, nei rifiuti 27 kg di cibo a testa nel 2020 - Il 5 febbraio si è tenuta la Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare.

Un appuntamento nato per sottolineare la necessità di gestire meglio le risorse di cibo presenti sul Pianeta. Una migliore gestione del cibo che passa anche dalla riduzione dello spreco alimentare sia a livello domestico che della filiera produttiva.

Alla vigilia della Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare sono stati diffusi i risultati ottenuti da Waste Watcher International Observatory – Università di Bologna e Last Minute Market. Le conclusioni sono contenute nello studio “Spreco, il caso Italia” ed elaborate in base ai dati Ipsos. Secondo lo studio al Sud vengono sprecati circa 600 grammi a settimana (pro capite) tra alimenti e avanzi. Minore l’impatto al Nord e al Centro, rispettivamente di 489 grammi settimanali e 496. Lo spreco alimentare maggiore è riferito alle famiglie con figli, che destinano all’immondizia il 15% in più di cibo rispetto ai single.

Altra differenza per quanto riguarda il livello di spreco alimentare è relativa al reddito. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare chi guadagna meno tende a gettare nell’immondizia maggiori quantità di cibo (circa il 10-15%) rispetto a chi percepisce un reddito più alto. Per quanto riguarda gli insegnamenti trasmessi ai figli, per l’83,9% delle famiglie italiane al primo posto figura il non sprecare. Stando ai risultati del sondaggio 8 su 10 non sprecano quasi mai il cibo o comunque meno di una volta a settimana. Se ciò avviene l’alimento gettato è nel 37% dei casi la frutta fresca, seguita dalla verdura fresca (28,1%), da cipolla, aglio e tuberi (25%) e dal pane fresco (21%).

Ha commentato Andrea Segrè, agroeconomista e fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: Dalle loro case e dalle loro cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’OPA sul loro futuro. La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un’incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021, attraverso il report Waste Watcher International su rilevazioni Ipsos monitorato nella settimana del 18/21 gennaio.

Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia Covid-19.

  • Perovskite efficienza record, presto sul mercato? - Nuovi record per il fotovoltaico con perovskite. La britannica Oxford Pv ha segnato l’efficienza record del 29,52% con una cella solare organica (dimensione 1,12 centimetri quadrati), per i quali ha utilizzato una combinazione del materiale con il più “tradizionale” silicio. 

L’utilizzo della perovskite è stato sempre più caldeggiato per via della capacità, da parte di questo materiale, di assorbire uno spettro di luce più ampio rispetto al silicio.

Una combinazione dei due elementi incrementerebbe quindi le prestazioni, riducendo almeno in parte gli svantaggi legati al più rapido danneggiamento dei moduli. Secondo gli esperti i pannelli fotovoltaici realizzati unicamente con questo materiale esaurirebbero il loro ciclo entro un paio d’anni, danneggiati da ossigeno, umidità e calore, anziché 20-25 come quelli in silicio cristallino.

A quanto afferma l’azienda britannica il nuovo pannello avrebbe superato i test della Commissione elettrotecnica internazionale e sembrerebbe pronto per l’arrivo sul mercato. Negli obiettivi della Oxford Pv il debutto dei nuovi pannelli in silicio/perovskite potrebbe avvenire già nel 2022. Si tratterebbe nello specifico del lancio, in collaborazione con la svizzera Meyer Burger, di una linea pilota da 200 megawatt.

Qualche dubbio al riguardo è stato avanzato da Na Liu, Beijing Institute of Technology, nel cui studio viene espressa la necessità di uniformare i criteri di giudizio a livello internazionale (al fine di accertare la stabilità dei moduli).

Le celle in sola perovskite risulterebbero più sostenibili di quelle realizzate in tandem con il silicio. A sostenerlo il chimico Fengqi You, Cornell University, il cui studio è stato pubblicato su Science Advances.

Come ha spiegato You, tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei pannelli (estrazione dei minerali, produzione, utilizzo e smaltimento) la perovskite si dimostrerebbe più performante anche dal punto di vista della sostenibilità: Tutti questi dati su produzione, energia ed emissioni durante l’intera vita spiegano perché la cella alla perovskite-perovskite recuperi l’energia e le emissioni connesse alla sua produzione e smaltimento in appena 4 mesi, mentre quelle al silicio cristallino, nel migliore dei casi, in 18 mesi.

  • Artico, forte riduzione della calotta a gennaio - Ancora brutte notizie per quanto riguarda i ghiacciai dell’Artico. Gennaio riconferma la tendenza precedentemente segnalata anche dal NOAA, ovvero il National Oceanic and Atmospheric Administration cioè l’agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia e climatologia, con un inesorabile assottigliamento dei ghiacci della calotta artica.

Una condizione già ampiamente monitorata per tutto il 2020, tanto da catalogarlo come annus horribilis per quanto riguarda il clima. Ma anche il primo mese del 2021 sembra riconfermare questa predisposizione, anche se con risultati non unidirezionali.

Le temperature del Polo Nord e le misurazioni del ghiaccio suggeriscono un trend negativo, non certo al pari del ben peggiori 2016 e 2018 famosi per le temperature elevatissime.

Neppure come il temibile 2012, noto per la minore estensione dei ghiacci della zona artica, ma il monitoraggio dell’Artico conferma il terribile impatto dell’uomo su quella che un tempo era considerata la zona più fredda e ghiacciata del Pianeta. Sono bastati dieci anni per assottigliare sia lo spessore del ghiaccio presente che la sua estensione.

Le zone più critiche sono quelle del mare di Barents, la baia di Baffin, lo stretto di Davis e il mare del Labrador, immortalate tristemente dal satellite a riprova di ciò che ci aspetterà in futuro.

I cambiamenti climatici stanno avendo un impatto non indifferente sull’ambiente, solo a gennaio sono state riscontrare temperature sopra gli 8°C nella zona atlantica, ma con rialzi meno marcati nella zona artica e dell’Alaska.

Nonostante la tendenza altamente negativa non tutti i monitoraggi hanno portato dati allarmanti. Ad esempio le temperature in Siberia hanno virato verso il basso mentre l’estensione in media del ghiaccio in tutta la zona è stato di 13,48 mln di km2. Una cifra non certo rassicurante, ma lontanissima dal minimo storico dei 400mila km2 segnato in passato. Una fotografia con risultati alterni, ma che non riescono ad avvicinarsi neppure lontanamente agli inverni artici di un tempo.

Gennaio sembra seguire il percorso intrapreso dal 2020 e che potrebbe favorire conseguenze negative per il Pianeta, con minori precipitazioni sia nevose che piovose, oltre a un aumento degli incendi anche in territori un tempo inaccessibili come la Siberia.