Sportello sostenibilità FITeL, notizie del 01/02/2021

#SPORTELLOSOSTENIBILITÀFITEL →  Notizie su #sostenibilità, #rinnovabili, #ambiente e #sharingeconomy, da #CRTFITeLdelDucato post di lunedì 1 Febbraio 2021:

  • Smog: Mal’Aria 2021, le 10 città più inquinate d’Italia. - Torino maglia nera per lo smog secondo l'ultimo rapporto Mal'Aria di città presentato da Legambiente, nel mirino i livelli di PM10.

Torna il bilancio sullo smog e l’inquinamento atmosferico in Italia contenuto nel rapporto Mal’Aria di città 2021. Secondo il report pubblicato da Legambiente la città capoluogo di Provincia con il numero maggiore di sforamenti (polveri sottili) è Torino, seguita sul podio da Venezia e Padova. In totale sono 35 i capoluoghi di Provincia “fuorilegge” nel 2020. Legambiente ha tirato le somme relativamente ai dati sulla qualità dell’aria in 96 capoluoghi di Provincia italiani. L’associazione ha realizzato una doppia classifica: la prima relativa al numero di giorni in cui si è verificato uno sforamento dei limiti di PM10 (20 microgrammi per metro cubo) stabiliti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’altra legata al superamento della media annuale di PM10 per metro cubo (40 µg/mc) prevista dalle norme europee. Ben 35 dei 96 capoluoghi di Provincia hanno sforato il limite massimo di 35 giornate oltre il limite (media giornaliera oltre i 50 µg/mc). Come ha dichiarato Legambiente, commentando i dati del rapporto Mal’Aria 2021: L’Italia è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l’inquinamento atmosferico. Basta deroghe, servono misure più coraggiose e concrete a partire da mobilità sostenibile ed uso dello spazio pubblico per avere più clean city, città pulite e più vivibili. Non si sprechino le risorse economiche in arrivo dall’Europa. Smog e Mal’Aria: le 10 città peggiori per numero di sforamenti ... Questo l’elenco delle 10 peggiori città italiane, per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico da polveri sottili, secondo il rapporto di Legambiente: Torino 98 giorni di sforamenti registrati (centralina Grassi); Venezia 88 (via Tagliamento); Padova 84 (Arcella); Rovigo 83 (Largo Martiri); Treviso 80 (via Lancieri); Milano 79 (Marche); Avellino 78 (scuola Alighieri); Cremona 78 (Via Fatebenefratelli); Frosinone 77 (scalo); Modena 75 (Giardini); Vicenza 75 (San Felice). Le 20 città peggiori per valore medio di PM10: Torino con 35 microgrammi/mc come media annuale; Milano (34µg/mc); Padova (34µg/mc); Rovigo (34µg/mc); Venezia (33µg/mc); Treviso (33 µg/mc); Cremona (32 µg/mc); Lodi (32 µg/mc); Vicenza (32 µg/mc); Modena (32 µg/mc); Verona (32 µg/mc); Avellino (31µg/mc); Frosinone (30 µg/mc); Terni (29 µg/mc); Napoli (28 µg/mc); Roma (26 µg/mc); Genova (24 µg/mc); Ancona (24 µg/mc); Bari (23 µg/mc); Catania (23 µg/mc).

  • General Motors, dal 2035 solo auto elettriche - General Motors venderà solo auto elettriche entro il 2035, mentre dal 2040 sarà completamente carbon neutral: l'annuncio di Mary Barra.

Anche General Motors è pronta a celebrare il funerale di benzina e diesel, per dedicarsi unicamente alla produzione di auto elettriche. È quanto ha confermato il gruppo in un recente annuncio pubblico, evidenziando come il futuro della mobilità non può essere che quello a zero emissioni. E gli interventi andranno ben oltre alla produzione di autovetture: tutti i bran controllati dovranno diventare carbon neutral entro il 2040. General Motors è uno dei gruppi automobilistici più grandi del mondo, tale da controllare marchi famosi come Chevrolet e Cadillac, di conseguenza una simile presa di posizione ha tutte le carte in regola per trainare l’intero mercato. Il nuovo piano eco-friendly di General Motors è stato annunciato dalla CEO del gruppo, Mary Barra, pronta a sottolineare come l’azienda sia pronta ad abbracciare le sfide del futuro in termini di sostenibilità. Così General Motors ha deciso di approvare un piano di dismissione dei motori termici benzina e diesel, per produrre entro il 2035 solamente auto elettriche. La timeline può sembrare estesa in termini temporali, ma il gruppo vorrebbe concludere la propria transizione il prima possibile, identificando nel 2035 soltanto il termine ultimo. Naturalmente, tutte le controllate da GM dovranno seguire il medesimo percorso. Non è però tutto. La realtà imprenditoriale statunitense ha infatti deciso di diventare carbon neutral entro il 2040, sia nei processi di produzione delle automobili che nel consumo dell’energia. Per questo, tutti gli impianti afferenti al gruppo opteranno progressivamente per fonti del tutto rinnovabili e pulite, a partire da tre stabilimenti statunitensi che stanno già ultimando questa transizione. Ancora, potrebbero giungere piani di riforestazione per compensare l’impatto di CO2. Sul fronte delle emissioni, Mary Barra ha specificato come la gran parte della produzione di CO2 e di altri inquinanti derivi proprio dagli scarichi delle automobili che l’azienda produce. Per questo è necessario puntare su altre tipologie di motori, anche per fornire un contributo alla lotta ai cambiamenti climatici: Per General Motor l’impatto di carbonio più significativo deriva dalle auto che vendiamo: nel nostro caso, è al 75%. Per questo è molto importante accelerare per raggiungere un futuro dove ogni singola auto che vendiamo sia a zero emissioni. Entro il 2025, General Motors conta di lanciare sul mercato – grazie ai suoi numerosi brand – almeno 30 modelli di vetture completamente elettriche.

  • Auto elettriche, la penuria di colonnine spaventa gli utenti. - Auto elettriche, la penuria di colonnine di ricarica è ancora il fattore che limita la vendita: lo rivela un sondaggio di USwitch.

La penuria di colonnine di ricarica è ancora l’elemento che più rallenta l’adozione delle auto elettriche. È quanto rivela un sondaggio condotto da USwitch nel Regno Unito, pronto a confermare come la “range anxiety” ancora oggi – nonostante i progressi nelle batterie – spinga i consumatori a preferire benzina e diesel. Una preoccupazione che sembra colpire più gli over 55 del resto della popolazione, però, forse poiché legati a una mobilità più classica per esperienze di vita. È quindi necessario investire su una rete capillare di stazioni di ricarica, se si desidera che la transizione all’elettrico subisca la tanto desiderata impennata. La survey condotta da USwitch dimostra come la “range anxiety” – ovvero il timore di rimanere a secco di autonomia durante uno spostamento, non trovando colonnine nelle vicinanze – sia ancora molto viva fra i consumatori. Questo nonostante le batterie auto offrano un chilometraggio sempre più generoso e, in media, l’utente medio non compia più di 10-20 chilometri per gli spostamenti quotidiani. Il 41.5% dei guidatori interpellati ammette di provare ansia quando a bordo di una vettura elettrica, nel timore di rimanere bloccati su strada, senza la possibilità di effettuare una ricarica. L’ansia colpisce però una percentuale ridotta nei guidatori giovani: gli under 50 considerano la penuria di colonnine un problema serio, ma non eccessivamente limitante. Per gli over 55, invece, il timore diventa quasi fobico, tanto da essere la fascia d’età dove le auto elettriche raggiungono il minor tasso di penetrazione. In ogni caso, il 31.6% dei partecipanti si dichiara preoccupato per il numero esiguo di colonnine disponibili, mentre il 26% ritiene i tempi di collegamento troppo estesi. Nella maggior parte dei casi, come spiega il portavoce di USwitch Ben Smithson, il timore è però dettato dalla disinformazione. La maggior parte degli intervistati non ha infatti avuto esperienze dirette con l’elettrico e non è a conoscenza degli incredibili successi sul fronte delle batterie. Tanto che molti modelli in vendita oggi assicurano autonomie pari o superiori alle 300 miglia. La maggior parte delle persone è abituata a usare i distributori di benzina, quindi non si preoccupa di rimanere a secco di carburante. Allo stesso tempo, con molti guidatori che non hanno mai testato una colonnina di ricarica, l’autonomia diventa un fattore “sconosciuto”. Questo può influenzare la decisione di acquistare un’auto elettrica o meno.