ITINERARIUS ... ESPERIENZE INDIMENTICABILI

“Percorsi” di  riflessione  ed  esperienza  per  la   conoscenza  e  la  comprensione  del territorio  come  “bene  culturale  diffuso”  interagendo  con  i soggetti  produttivi  agroalimentari.

Attraverso il “cibo” l’uomo entra in relazione con il mondo: il passato e il presente di ogni civiltà si leggono nella cucina, dagli ingredienti alle influenze, dall’agiatezza o povertà dei contesti alle relazioni sociali. Cibo e cultura, sono un modo diverso di parlare di gastronomia, raccontando i piatti tipici della nostra cucina, approfondendone le origini, la storia, le diverse interpretazioni. Il cibo è lo spunto per conoscere più a fondo le abitudini e le usanze dai tempi lontani ai nostri giorni. Il cibo non è solo alimento, è cultura, è storia e un popolo che non conosce la sua storia scompare!

Oggi l'offerta di frutta e ortaggi al mercato e ai supermercati è sempre più varia. Alcuni prodotti come i pomodori, le insalate, i peperoni, le mele e l'uva, sono disponibili per tutto l'anno, solo pochi anni fa le cose non stavano così. Basta parlare con chi faceva la spesa anche solo trent’anni fa per scoprire che frutta e verdura si trovavano solo durante le epoche di raccolta, che, a volte, erano anche molto brevi.

Ma al  vantaggio di  poter  “consumare quando ci  va”,  senza dover aspettare la stagione,  ci  sono dei lati negativi, infatti il consumo di prodotti fuori stagione ha dei costi ambientali  elevati.  Innanzitutto la richiesta di energia s’innalza notevolmente.  Per produrre "fuori  stagione", per conservare a lungo e per trasportare gli alimenti è necessario "consumare" energia. Inoltre anche il gusto ne soffre. È facile constatare che, mangiando vegetali in piena maturazione e  appena  raccolti,  gli  aromi,  gli  odori  e  i sapori  sono  al  massimo,  la  serbevolezza  è  migliore  e  il  valore  nutritivo  è  più  alto.  Il consumo di frutta e verdura di stagione diminuisce infine il rischio di mangiare sostanze non desiderate, residui di antiparassitari e di conservanti.

Mangiare prodotti stagionali quindi fa  bene all'ambiente, al gusto e alla salute, ma occorre conoscerli.

L'intento che il CRT FITeL di Piacenza, si prefigge con questo progetto è quello di promuovere il mondo “del gusto del buono e del bello” partendo  dalle  produzioni  agricole  per  arrivare  alle  tradizioni  enogastronomiche  passando  per  l’arte  e la cultura, fino alle tradizioni artigianali che hanno caratterizzato nei secoli il nostro  Paese,  nella speranza di riuscire a suscitare un maggior interesse e la voglia di saperne di più.

Vorremmo raccogliere in questo lavoro “più pezzi possibili”, in modo da poter ricomporre il grande puzzle dell'enogastronomia contadina, prezioso patrimonio che troppe volte, purtroppo, è stato sottovalutato fino ad arrivare al punto - qualche volta - di dimenticarci della nostra storia.

Con il “Progetto itinerarius” proponiamo una serie di percorsi volti a fornire elementi di riflessione, utili per contribuire ad aumentare la conoscenza delle usanze contadine, della ricchezza culturale, della produzione agricola e dei piatti della nostra tradizione.

"La consapevolezza e la salvaguardia delle tradizioni sono sintomo di civiltà".

La pratica della cucina è  parte integrante della cultura di un popolo e quindi degli uomini che ne fanno parte. Ovvero, i processi che le diverse popolazioni utilizzano e utilizzavano per trasformare gli “alimenti originali” in  “piatti  cucinati”,  delinea  l’identità  culturale  di  quel  popolo  e  risulta  essere  proprio uno degli strumenti più efficaci per comunicare  questa  identità.  Il fatto che gli uomini abbiano sempre scelto cosa e come mangiare, in base alle risorse economiche e nutrizionali disponibili e ai valori simbolici che da sempre si attribuiscono ai diversi alimenti, sta a dimostrare che esiste  una  forte relazione tra il modo di cucinare di un popolo e le sua cultura.

Le prime comunità di uomini, sfruttavano le risorse naturali tramite la caccia e la raccolta dei frutti spontanei che la terra offriva loro. Il crescere delle popolazioni e quindi la necessità di disporre di quantità  sempre  maggiori  di  cibo,  spinse  gli  uomini  a  creare  società  diverse, che impararono  a produrre il proprio cibo, attraverso l’agricoltura e la pastorizia. Impararono a selezionare le risorse disponibili e cominciarono a intervenire in maniera più attiva nella definizione degli equilibri ambientali. Il passaggio, dall’uomo predatore all’uomo produttore,  segnò  il  primo grande  cambiamento nella cultura degli uomini. Con il passare degli anni e dei secoli, le varie realtà culturali delle diverse popolazioni, si sono definite in base alle proprie credenze religiose, alle caratteristiche ambientali dei propri territori e alle vicissitudini che hanno  segnato  la  loro  storia.  Queste differenti realtà hanno fatto sì che ogni popolazione si distinguesse anche per le abitudini alimentari e di conseguenza il modo di consumare e preparare gli alimenti.

La particolare posizione geografica dell’Italia e la sua conformazione assai poco omogenea rendono il clima estremamente vario e fanno sì che si possano trovare a distanza di poche centinaia di chilometri l’una dall’altra realtà, assai diverse da loro per ambiente, cultura  e  quindi  ...  modi  e  usanze  diverse  in cucina. Oltre a ciò c’è da considerare il notevole influsso degli antichi popoli che abitarono le regioni italiane in tempi passati e che introdussero sia l'uso d’ingredienti, sia tecniche e pietanze specifiche, diventati con il tempo, tipiche e identificative. Avvicinarsi alla cucina italiana, quindi, significa dover conoscere e considerare le varie cucine regionali, profondamente diverse le une dalle altre in quanto in esse, vi è più del semplice cibo, ma anche  manifestazione  della  cultura  e  della  storia  del  suo popolo.  “Cucina  italiana” quindi non significa solo spaghetti e pizza, in quanto ben più profonde sono le radici della  nostra  arte  culinaria:  i  piatti  regionali  nascono  da  vere  e  proprie  circostanze  storiche  e non  pochi,  sono  gli  aneddoti  che  si  sono  sviluppati  intorno  alla  nascita  di  ricette   che   sono   poi diventate  capisaldi  della  cultura  gastronomica  italiana.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso ed in funzione dell'influenza che altri Stati hanno cominciato  ad  esercitare  sulle  nostre  abitudini  e  sulla  nostra  cultura,  la  tradizione  culinaria  nazionale ha  subito  delle  trasformazioni  a  causa  del  diffondersi  di  alimenti  che  a  tutt’oggi  caratterizzano  il  modo ed il gusto di mangiare  di  alcuni  strati  della  popolazione  italiana.  A ciò c’è da aggiungere che l’arte della cucina richiede tempi lunghi e non più prevedibili per la donna moderna che, impegnata fuori casa  per  la  maggior  parte  della  giornata,  ricorre  frequentemente  a  cibi  precotti  e   surgelati   che risolvono  il  problema  dell’organizzazione  di  pasti  veloci.

Oltre alla diffusione dei fast  food e dei cibi confezionati come alternativa  alla  tradizione  in  tavola,  gli usi alimentari del nostro Paese  vengono  costantemente  influenzati  dalla  cultura  culinaria  delle minoranze straniere che popolano lo stivale e dalla facilità di contatti con il mondo intero che consente l'importazione di piatti e prodotti di altri paesi. Occorre dunque fare in  modo  che la nostra preziosa cucina regionale non venga  soppiantata  dalle  moderne  tendenze  alimentari  che  non  sono manifestazione  di  usi,  costumi,  tradizioni  radicati  nella  storia  del  nostro  Paese,  nell’intento  di  favorire il recupero  dell’arte  “alimentare”  tradizionale  attraverso  la  ricerca  di  sapori  antichi,  prodotti  genuini, cibi semplici che si rifanno alla  cucina classica  borghese e  alla cucina contadina d'altri tempi.

Inoltre la tavola arricchisce il nostro stare  insieme ed è vero che una sana alimentazione rappresenta il primo passo per la prevenzione e la tutela della salute e dell’armonia fisica. L’educazione alimentare coinvolge tutti, dobbiamo impegnarci ad educare ad una “coscienza alimentare” che renda tutti più consapevoli del fatto che la scelta quotidiana dei cibi si ripercuote sulla salute  e  dobbiamo  quindi imparare  ad  alimentarci  in  modo  corretto.

Teniamo presente che un pasto in cui ognuna delle portate è ben preparata deve mostrare anche un senso estetico che arricchisce il nostro stare insieme, e ci aiuta a recuperare il senso comunicativo.

Chi cucina, non solo nei ristoranti, ma anche in famiglia, non lavora mai solo per se stesso, si cucina sempre per qualcun altro.

Nella nostra tradizione anche l’agriturismo più modesto ci presenta una tavola apparecchiata con una tovaglia pulita, i piatti, il coltello e la forchetta, i bicchieri, e attorno  a questa tavola si parla, si discute, viene commentato il cibo e i vini, si fanno confronti  e  si  esprimono  giudizi.  Attraverso questo dialogo, ogni cosa acquista significato e questo è importante, per conservare le nostre tradizioni, dovremmo conoscere le radici storiche e regionali del piatto e dei vini che portiamo  in  tavola.  Il cibo non è solo alimento, è cultura, è storia e un popolo che non conosce la sua storia scompare!

Il popolo ebraico è sopravvissuto alle prove più terribili perché ogni singolo individuo è testimone della sua comunità. Ogni ebreo conosce la storia della sua famiglia, sa da dove è venuta, quali tappe ha percorso, ricorda i legami  di  parentela, non ha dimenticato le persecuzioni subite, ha saputo conservare i propri costumi.

Alcuni pensano che il ricordo del passato e la conservazione dei rituali costituiscano un freno alla creatività, ma questo non è vero!  È essenziale il piacere, il gusto, la bellezza, anche nel cibo.  Non solo gli ingredienti, le scatole che compriamo al supermercato, ma il modo in cui apparecchiamo la tavola, la tovaglia, i piatti, il modo in cui lo cuciniamo, lo serviamo e lo mangiamo, sono  un  aiuto  a conservare i nostri costumi e con essi la nostra civiltà!

Un percorso per conoscere, resistere, gustare, apprezzare!

Queste giornate, organizzate dal CRT FITeL di Piacenza, (che si sostanzia nell’individuare le strutture e nel tenere i contatti con le stesse), per i circoli e le associazioni collegate, propongono dei percorsi in un territorio con la visita a:

  • attività produttive agricole con l’obiettivo di far conoscere la “filiera corta” attraverso un percorso che porta alla scoperta della qualità dei prodotti, della possibilità di risparmiare sulla spesa e di acquistare prodotti più freschi; infine, l’acquisto diretto in azienda agricola dà la possibilità di scoprire antichi sapori che difficilmente si trovano sugli scaffali dei supermercati ed una maggiore integrazione  con  il  territorio;
  • visita a  luoghi significativi del patrimonio culturale (artistico, ambientale e paesaggistico) della zona oggetto dell’itinerario della giornata. Il patrimonio culturale del nostro Paese ha influenzato anche i settori produttivi e in genere, la cultura.

Ancora oggi può stimolare nei giovani - e non solo - una coscienza diffusa e condivisa della storia e della cultura del territorio. Il patrimonio culturale del nostro Paese costituisce un “bene  comune”, che va dalle opere  d’arte all’architettura, dal paesaggio all’acqua, ecc.;

  • ospitalità presso agriturismi della zona con accoglienza da parte del  conduttore dell’azienda agricola che si rende disponibile a far conoscere l’azienda, le sue attività, le sue produzioni e il circostante  territorio.

Questi itinerari possono essere organizzati anche per le scuole, offrendo un’ampia riflessione sulla pedagogia del patrimonio con l’obiettivo di dare una metodologia operativa per tale azione:

  • riconoscere  il  patrimonio  culturale  e  paesaggistico  come  bene  comune  e come dono ricevuto e da trasmettere;
  • educare alla conoscenza e all’uso consapevole del patrimonio culturale e naturale;
  • accrescere il senso di appartenenza al patrimonio culturale, attraverso l’esame del territorio mettendo in contatto visivamente ed emotivamente i giovani con l’eredità del passato.

La scelta dell’itinerario, necessita di avvalersi di diverse competenze nei vari ambiti: della storia, dell’arte, dell’architettura, del paesaggio, del senso di appartenenza  e  di  responsabilità  verso  un patrimonio  culturale  visto  troppo  spesso  come  estraneo  alla  propria  esperienza  quotidiana.

Accanto ai percorsi per conoscere, resistere, gustare, apprezzare il territorio piacentino si vuole porre l’attenzione anche su un aspetto sociale volto a offrire ai residenti nelle frazioni dei comuni di Farini, Ferriere, Corte Brugnatella, Cerignale, Ottone e Zerba, che hanno un’età superiore a 74 anni e che rappresentano una fascia di anziani fragili: persone ancora autonome, sebbene ad alto rischio di disabilità. In queste zone (come esperienza pilota) si andranno a identificare strutture Agrituristiche e/o aziende agricole che offriranno vendita diretta dei prodotti agro-alimentari, oltre ad uno spazio di socializzazione per queste fasce di anziani fragili.

Ci si propone, sempre tramite la collaborazione con le aziende, di organizzare un servizio di vendita a domicilio in queste zone, al  fine  di sostenere la fascia degli anziani fragili con la consegna degli alimenti, ma anche come servizio di contatto  umano.