Il diritto dei lupi

Un romanzo storico di Stefano De Bellis e Edgardo Fiorillo, pubblicato dall’editore Einaudi nella collana Stile libero big.

Il diritto dei lupi promette di essere un libro che farà intersecare due insiemi di lettori: quelli che amano i noir e quelli che amano i romanzi storici. 

Trama intrigante immersa in un’attenta ricostruzione storica, che non scade mai nella noia didascalica ma anzi appassiona e che fa da cornice ad uno strepitoso intreccio tra il patinato piano della Roma nobiliare e la degenerata suburra.

80 a. C. L’Urbe è una metropoli violenta, dove denaro, vizio e politica si intrecciano senza sosta. Avvolti nelle tenebre della Suburra, quattro sicari irrompono in un lupanare dove si sta svolgendo un festino. La strage si consuma in pochi minuti: tra i morti c’è un aspirante senatore.

Chi ha ordinato il massacro al Fodero del gladio, un nuovo bordello di lusso nel cuore malfamato di Roma? Il principale sospettato è Marco Garrulo, detto Mezzo Asse – unico superstite alla carneficina e proprietario del locale – che però è scomparso. A dargli la caccia sono in molti: fra questi, per incarico del futuro triumviro Marco Licinio Crasso, che ha iniziato la sua scalata sociale, il veterano Tito Annio, aiutato da un gallo romano enorme, con il cuore d’oro, e da un vecchio commilitone consumato dai ricordi e dal vino. Negli stessi giorni Cecilia Metella, influente matrona, chiede al giovane Cicerone di difendere un suo protetto, Sesto Roscio, dall’accusa di parricidio. Una causa delicata non solo per la gravità dell’imputazione, ma per gli interessi e le lotte di potere che si nascondono nelle pieghe del caso. Su entrambe le vicende, che si riveleranno legate, incombe l’ombra di Silla, il Dictator, i cui nemici sono sempre piú inquieti. E se per arrivare alla verità Tito dovrà affrontare risse, agguati, complicazioni sentimentali, donne determinate e memorabili sbronze, Cicerone scoprirà invece che in gioco, nel foro, non c’è soltanto il destino di Sesto, ma anche il suo. E forse la sopravvivenza della Repubblica.

Trama intrigante immersa in un’attenta ricostruzione storica, che non scade mai nella noia didascalica ma anzi appassiona e che fa da cornice ad uno strepitoso intreccio tra il patinato piano della Roma nobiliare e la degenerata suburra.

Tra il legal thriller e l'hard boiled, un romanzo pieno di suspense in una Roma antica che, come oggi New York o Londra, è innanzitutto una capitale del mondo.

«Un affresco storico, un legal thriller, un’avventura picaresca, un hard boiled, la cronaca di un fatto accaduto nell’80 a.C. — una causa vinta da Cicerone e resa immortale nell’orazione Pro Sexto Roscio Amerino — che diventa il cuore di un libro insolito: mozzafiato come un noir alla Ellroy, splatter come un film di Tarantino, tagliente come un’arringa di Turow» (Annachiara Sacchi, la Lettura).

Con Il diritto dei lupi gli autori De Bellis e Fiorillo (rispettivamente informatico e biologo) ricostruiscono lo scenario, le atmosfere, i ritratti e le vicende traendo ispirazione dall’arringa ciceroniana e creando personaggi indimenticabili che escono dai libri di storia per entrare nell’immaginario letterario un po’ hard boiled. 

Gli autori, grandi appassionati di noir americano alla James Ellroy e della Roma repubblicana hanno scelto l’Urbe dell’80 a.C, immaginando un lupanare e un’irruzione ad opera di sicari che uccidono personaggi molto noti lasciando come unico superstite il proprietario del locale, e quindi solo sospettato. Si scatena così una caccia all’uomo.

Nel frattempo, si dipana la trama parallela (ma che a un certo punto si intreccerà a quella dei sicari) di Cicerone al quale viene affidato l’incarico di difendere il protetto di Cecilia Metella, Sesto Roscio: “Cicerone era soltanto un avvocato di provincia ancora sconosciuto, che cominciava a ottenere qualche successo nel foro. Gli pareva impossibile essere stato convocato per motivi professionali, ma non riusciva a immaginarne di personali.“

Attorno a queste due vicende, la strage nel bordello e il parricidio di cui è accusato Roscio, in Il diritto dei lupi c’è un’umanità varia, in parte presa in prestito dalla storia, in parte creata dalla fantasia dei due autori. 

Oltre ad aver realizzato un romanzo di impianto originale, ai due autori va anche il merito di aver attinto alla storia romana rendendo appassionante una figura come quella di Cicerone che spesso, per motivi scolastici, è ritenuta noiosa. 

Ed è per questo che un libro come Il diritto dei lupi deve osare: non solo nel piacere agli amanti del thriller, del legal thriller e dei romanzi storici, deve anche mostrare come l’esistito e l’esistente possano essere rimaneggiati sino a creare qualcosa di ancora non visto che risulti appassionante in modo inedito. 

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